Certificazione EPD: cos’è e come ottenerla

Capire il significato di EPD oggi significa entrare in un terreno molto concreto: quello dei dati ambientali. Non dichiarazioni generiche, ma numeri che raccontano cosa succede davvero a un prodotto, dalla materia prima fino allo smaltimento.

La certificazione EPD nasce proprio qui. Serve a trasformare informazioni tecniche disperse in un documento leggibile, verificabile e confrontabile. È questo che la rende rilevante, soprattutto nei contesti in cui clienti, partner e filiere chiedono sempre più trasparenza.

EPD significato: cos’è la dichiarazione ambientale di prodotto

La EPD (Environmental Product Declaration) è una dichiarazione ambientale di prodotto che descrive le sue prestazioni lungo tutto il ciclo di vita. Non si limita a fotografare un momento, ma segue il prodotto passo dopo passo: estrazione delle materie prime, produzione, trasporto, utilizzo e fine vita.

Dentro una EPD non trovi aggettivi, ma dati: quanta energia viene consumata, quante emissioni vengono generate, quali rifiuti vengono prodotti. Questo permette di costruire un quadro chiaro, che può essere confrontato con altri prodotti simili.

Il punto centrale è proprio questo: rendere le informazioni comprensibili e verificabili. Oggi la comunicazione ambientale non può più basarsi su messaggi vaghi, ma deve essere supportata da contenuti accessibili e dimostrabili.

Certificazione EPD: a cosa serve davvero

Molte aziende si avvicinano alla certificazione EPD pensando a un’etichetta da esibire. In realtà, il suo valore sta altrove. Una EPD serve prima di tutto all’interno dell’azienda. Costringe a raccogliere dati, a capire dove si concentrano gli impatti, a leggere i processi con maggiore precisione. È un lavoro che mette ordine.

All’esterno, diventa uno strumento di dialogo. Permette a clienti e partner di valutare un prodotto senza ambiguità, confrontarlo con alternative, inserirlo in analisi più ampie, come quelle di filiera o di progetto.

Se la si usa solo come elemento comunicativo, resta superficiale. Se invece entra nei processi decisionali, diventa un riferimento stabile.

Certificazione EPD: come ottenerla

Ottenere una certificazione EPD non significa compilare un modulo o raccogliere qualche dato sparso. È un percorso strutturato che parte dall’analisi tecnica del prodotto e arriva a un documento validato da un soggetto indipendente.

Il punto critico non è la certificazione in sé, ma la qualità delle informazioni su cui si basa. Senza dati solidi, il processo si blocca o perde credibilità. Per questo è importante leggere le fasi non come passaggi burocratici, ma come momenti in cui si costruisce davvero il valore della dichiarazione.

Studio LCA e raccolta dei dati

La prima fase è lo studio LCA (Life Cycle Assessment), che analizza il ciclo di vita del prodotto in modo completo. Qui si raccolgono i dati su consumi energetici, materie prime, emissioni e rifiuti.

È il momento più delicato: i numeri devono essere coerenti, tracciabili e rappresentativi del processo reale. Se i dati sono incompleti o poco precisi, tutto il percorso rischia di poggiare su basi fragili.

Redazione della dichiarazione e verifica

Una volta definiti i risultati dello studio LCA, si costruisce la dichiarazione EPD seguendo le regole previste per quella specifica categoria di prodotto.

Il documento viene poi sottoposto alla verifica di un ente terzo indipendente. Questa fase non è formale: serve a controllare che i dati siano corretti, che i calcoli siano stati eseguiti nel modo giusto e che la dichiarazione sia coerente con le norme di riferimento.

Registrazione e pubblicazione

Dopo la validazione, la EPD viene registrata presso un program operator e pubblicata. Solo a questo punto diventa ufficiale e può essere utilizzata anche nella comunicazione.

La pubblicazione non è un dettaglio: rende la dichiarazione accessibile e confrontabile, cioè utilizzabile da clienti, partner e stakeholder.

Norme e regole: cosa c’è dietro una EPD

Una EPD non è un documento libero. Segue regole definite a livello internazionale.

Le norme principali sono la ISO 14025, che disciplina le etichette ambientali di Tipo III, e la EN 15804 per i prodotti da costruzione. A queste si aggiungono le PCR, cioè le regole specifiche per ogni categoria di prodotto.

Questo passaggio è spesso sottovalutato. Senza PCR, non esiste una base comune per costruire la dichiarazione. È qui che si definiscono i confini: quali dati raccogliere, come calcolarli, come presentarli.

Il ruolo di Tecno nel percorso EPD

All’interno del modello SustainTech, Tecno affianca le aziende lungo tutte le fasi del percorso: dalla raccolta dei dati alla costruzione della dichiarazione, fino alla sua validazione.

Il punto non è solo arrivare alla certificazione, ma costruire un sistema che resti nel tempo. I dati raccolti per la EPD diventano la base per altre attività: reporting ESG, carbon footprint, analisi di filiera.

In questo modo la certificazione non resta un documento isolato, ma entra in un disegno più ampio.

FAQ sulla certificazione EPD

Quanto tempo serve per ottenere una EPD?

Dipende dalla complessità del prodotto e dalla qualità dei dati disponibili. In alcuni casi bastano poche settimane, in altri servono diversi mesi per completare lo studio LCA e la verifica.

La certificazione EPD è obbligatoria?

No, è volontaria. Tuttavia, in molti contesti B2B o nelle gare pubbliche viene richiesta come requisito o elemento preferenziale.

Quando ha davvero senso farla?

Quando il prodotto ha un impatto rilevante o quando la filiera richiede dati ambientali strutturati. In altri casi, può essere più utile partire da un’analisi LCA senza arrivare subito alla certificazione.

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